TEMPLE OF THE TRIANGLE

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Viaggio nel Tempio dell’uomo:

è questo il tema dell’avventura in Egitto che ho vissuto insieme ad altri ricercatori.

Da bambino, disegnavo le piramidi ed ogni volta che vedevo in televisione o nei libri immagini dell’antico Egitto mi emozionavo, ma non ne comprendevo le ragioni.

In quei luoghi, ove, magicamente, mi sentivo a casa, la mia passione per la musica si è definita, si è espansa.

Abbiamo navigato il Nilo in feluca. Immerso in quell’atmosfera, con un tamburo tra le gambe, ho iniziato ad approfondire, attraverso il vissuto, il potere della musica. La magia di quei luoghi e soprattutto, le finalità insite nel viaggio, fecero si che per la prima volta nella mia vita mi abbandonassi a me stesso.

Suonai e danzai ovunque:

in feluca, nei mercati, intorno al fuoco,

nel deserto.

Fu, così, che emerse una parte estremamente importante della mia vita: 

l’arte che mio padre mi ha trasmesso.

Sono trascorsi ventidue anni da quel viaggio. Ho attraversato nei meandri della mia interiorità il campo minato degli ostacolatori:

paure, rabbia, ambivalenza…

fino a giungere a Triangle’s Temple, una musica oltre lo spazio-tempo che orienta alla transe. 

E’ la colonna sonora della vita vissuta e penetrata fino ad oggi, rappresenta il suono delle distonie e delle armonie che ho saputo riconoscere in me stesso.

Nell’album si evidenziano dei rumori metallici e vetrosi (le mie distonie) sincronizzati ad accenni melodici (le mie armonie) avvolti in un’onda lunga, il contenitore di ogni stato di coscienza.

Anche i vocalizzi seguono la medesima logica e, all’essenza, rappresentano l’urlo viscerale della spinta alla trasmutazione degli ostacolatori interiori.

In conclusione, Triangle’s Temple è il viaggio nel Tempio dell’essere umano fino al ricongiungimento con gli elementi:  

“ noi siamo terra, acqua, aria, fuoco che scorre nelle vene, oltre lo spazio-tempo

nel Tempio dei triangoli, ognuno di noi”


SI CONSIGLIA L'ASCOLTO IN CUFFIA

 
 
 

RIFERIMENTI

La mousikè autopoietica è l’integrazione, come consapevolezza, della manifestazione sensibile del suono-musica-canto con i principi attivi olistico-autopoietici, da cui nasce.               

La parola musica deriva dal vocabolo greco mousiké, il quale, a sua volta, deriva dalla parola mousa, cioè musa. Mousiké può significare, quindi, l’arte delle Muse. Secondo la leggenda, le Muse erano nove giovani dee, figlie di Giove (l’insight intuitivo e sincronico, i principi attivi autopoietici) e di Mnemosyne (la memoria). In un primo tempo, furono considerate protettrici del canto e della danza, nella quale venivano accompagnate dal dio Apollo (la bellezza), detto appunto il Musagete, che significa accompagnatore delle Muse. Più tardi, si attribuì loro il potere di ispirare tutte le arti e, successivamente, le scienze. La musica e il suono sono manifestazioni dell’Universi-parte[2] innato, di cui sono creazioni che ne veicolano alcune potenzialità e possono evidenziare sincronicità, intuito, istinto-emozione, ogni sentimento individuale o collettivo. L’esperienza vissuta mi prova che la danza-musica autopoietica[3] è uno dei principi attivi fondamentali che ha il potere di far prendere coscienza della funzionalità, dei processi e dei contenuti del campo coscienziale olistico-autopoietico[4]. Per comprendere la grande importanza attribuita alla musica, al suono, al canto e alla danza, è necessario indicare alcuni dei vissuti diretti, da cui sono stato legittimato ad estrapolare tali affermazioni. Quando, attraverso la pratica delle Autopoiesi olosgrafiche[5], si raggiunge il vissuto dell’inconscio acquisito collettivo e di quello autopoietico, si scopre, con grande stupore, che tali enti producono suoni-musiche particolarissimi. Ogni Io-psychè (autocoscienza acquisita) può utilizzarli come fa con una memoria, con una reminiscenza. Il campo coscienziale olistico-autopoietico (l’Io autopoietico) si trova in piena simmetria con tali suoni sovrasensibili ed è da essi mosso, in base ai ritmi autopoietici[6]. L’Io-psyché, in cui ci riconosciamo, può arrivare ad esserne consapevole e, quindi, mosso da tali processi: è una forma di meditazione dinamica. Se viene somatizzata, attraverso il canto, la danza e il suono di uno strumento, il ricercatore può innescare processi di autorigenerazione e di autoconsapevolezza autopoietiche. Quell’arte, quell’azione saranno rivelatrici di principi attivi autopoietici che sarà possibile far ricadere a sostegno della scienza, della filosofia, dell’attività esistenziale, dell’azione biosetica autopoietica quotidiana: in ciò che denomino anche ∑igma-Art (...)

Cit Nello Mangiameli

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