Perchè è necessaria una rivoluzione culturale sulla cosiddetta disabilità!?

                                                                      

 

 

UNA FINESTRA SUL BOSCO

 

a tutte le vittime dell'indifferenza

e della stupidità umana.

 

Vivevo con Espedito Petacca (Presidente di Sigma Art - Napoli, sede periferica dell'Associazione Sigmasofia onlus) in un'antica casa di un borgo medioevale nella provincia di Viterbo, come dirimpettai due anziani coniugi.

Ogni tanto ci offrivano delle leccornie, noi ricambiavamo con il nostro aiuto in piccoli lavori domestici.

Quando uscivo, prima di proseguire lungo il viale, salutavo la signora che generalmente era affacciata alla finestra.

Un mattino non vidi la stessa persona ma un'altra donna che mi scrutava intensamente.

La osservai allo stesso modo intrattenendomi alcuni minuti, poi proseguii per la mia strada.

All'indomani incontrai la dirimpettaia e dopo i consueti saluti le dissi:

Signora, ieri, uscendo, ho visto alla sua finestra una donna.

Pensavo fosse lei ma........

La Signora m'interruppe ed emozionata spiegò:

vedi Alessandro, la persona che hai visto è mia figlia.

E' malata, non esce mai, se ti fa piacere qualche volta puoi venire a casa per conoscerla. Sarà contenta.

Le risposi:

si, certo, mi farebbe piacere.

Alcuni giorno dopo, la signora m'invitò a casa.

In cucina, mentre preparava un caffè, parlando a bassa voce disse:

mia figlia è nella sua camera, vuoi vederla?

Sorridendo le risposi:

certo, sono qui per questo.

Assaporato l'ultimo biscotto, mi accompagnò nella stanza della figlia come se si trattasse di un luogo segreto.

Appena entrato, la mia attenzione fu rapita da un'enorme quantità di oggetti, ero giunto nel paese delle meraviglie.

C'erano peluche e bambole ovunque, ognuno di questi aveva un nome, una storia e una funzione, mi spiegò Sara che mi osservava imbarazzata e nello stesso tempo gioiosa.

Sembrava non avesse mai incontrato altri esseri umani oltre i suoi anziani genitori.

Nei suoi tratti somatici erano evidenti le caratteristiche della sindrome di Down.

Mamma vai in cucina, io devo parlare con Alessandro!

Disse alla madre che dopo un piccolo cenno con il capo, abbandonò la stanza.

Sara, come un vulcano in eruzione iniziò a raccontarmi la storia dei peluche e delle bambole che la circondavano sul letto dove sedeva.

Dopo alcuni racconti pregni di fantasia, passione e sofferenza, si avvicinò ad uno di questi, mi disse:

Tra tutti, lui è il mio miglior amico!

Afferrò l'orsetto ed iniziò a parlarci:

E' vero Giuco che sei il mio miglior amico?

Impersonando il ruolo dell'orsetto come soltanto un'attrice professionista sa fare, rispose:

si, è vero, io ho soltanto te, ma adesso c'è anche Alessandro, facciamogli scoprire il nostro segreto!

Sara e Giuco mi condussero al davanzale di una piccola finestra che affacciava su un suggestivo canyon.

Vedi Alessandro, io e Giuco quando siamo tristi ci sediamo qui ed insieme osserviamo gli uccelli.

Guico chiama Lucy, l'uccello più grande e più bello, ci viene a prendere e ci porta via.

Dopo un'oretta di suggestivi racconti mi accorsi di essere in ritardo ad un appuntamento, quell'atmosfera surreale mi aveva stordito.

Ci salutammo e andai via promettendole che sarei tornato.

Nei giorni seguenti, dopo aver riflettuto a lungo, vista la fiducia nutrita nei miei confronti, pensai di fare una proposta ai genitori di Sara.

Bussai alla porta, mi aprì il papà:

Ciao Alessandro, vieni, ti prepariamo un caffè.

Entrato in casa, m'invitò a sedermi e senza aver chiesto nulla mi spiegò le motivazioni per le quali decisero di non fare uscire Sara dalla loro piccola casa.

Mi disse:

Caro Alessandro, sappiamo che con te ne possiamo parlare perchè tu, come noi, vivi con una persona disabile.

Noi cerchiamo di difendere nostra figlia dalle cattiverie, quando era piccola, a scuola la deridevano e a casa chiedeva il perchè di quelle offese.

Noi le dicevamo che le persone che la offendevano erano stupide e che lei non doveva prenderle in considerazione.

Poi, siccome le offese erano diventate quotidiane e numerose, dopo la licenza media abbiamo deciso di non farla uscire più, anche perchè avendo subito un intervento al cuore, avevamo paura che a causa di quelle offese potesse venirle un infarto.

Per proteggerla l'avevano isolata dal mondo, erano convinti che Sara era soddisfatta della propria vita pur vivendo in una cella carceraria con amici di plastica e stoffa.

Sapevo che sarebbe stato difficile convincerli a farla uscire per visitare quel bosco che vedeva soltanto dalla finestra, ma dovevo provarci.

Quando esaurirono tutte le loro parole decisi di dirgli ciò che sentivo:

Mi rendo conto che sarebbe difficile pensare di farla uscire ma possiamo preparare insieme un piano per riavvicinarla a quel mondo esterno che come ho capito dai suoi racconti, sogna di conoscere da vicino.

Potremmo iniziare dal bosco che osserva ogni giorno dalla sua finestra.

Si guardarono intensamente negli occhi e all'unisono risposero:

abbiamo paura!

Nei mesi seguenti assunsi l'abitudine di farle visita ed ogni volta, invano cercai di convincerli a liberarla dalla prigionia.

Poi, giunse il giorno del mio trasferimento, ci salutammo con un abbraccio interminabile, le donai un gabbiano di peluche.

Sara era triste e quando le dissi che sarei andato a vivere in un'altra Città, si avvicinò al davanzale della finestra dove, probabilmente, continuò a sognare ad occhi aperti di volare libera come un uccello.


Alessandro Ferrara

(Direttore artistico Diversamente Abiti)

 http://www.diversamenteabiti.com/